L’infernale Quinlan, recensione di Biagio Giordano

L’infernale Quinlan (Touch of evil-Il tocco del male), Usa 1958, di Orson Welles, con Charlton Heston, Orson Welles, Janet Leight, Marlene Dietrich, Zsa zsa Gabor, genere poliziesco, B.N., durata 112 minuti.

Tijuana, caotica e suggestiva metropoli messicana, confinante con gli Stati Uniti lato California, città affascinante e pericolosa, attraversata da una potente criminalità, molto estesa, legata al traffico internazionale della droga.
In viaggio di nozze con la moglie (Janet Leight) americana, Vargas (Charlton Heston), funzionario messicano della commissione panamericana antidroga, è testimone, lungo una delle principali strade della città, di un mortale attentato automobilistico, avvenuto contro un ricco possidente terriero della zona che era in auto insieme a una donna. Il veicolo al momento dello scoppio si trovava in territorio americano, e proveniva dal confinante Messico, lo svolgimento delle indagini spetta coordinato alle forze dell’ordine dei due paesi.
Sconvolto e indignato per quanto successo, Vargas, seppur in viaggio di nozze, decide di collaborare alla cattura dei terroristi, e si mette a disposizione del capitano americano Hannk Quinlan (Orson Welles) responsabile della polizia del quartiere di quella zona, un uomo burbero e difficile, razzista, diffidente, egoista, dal carattere autoritario, ma dotato di esperienza e grande intelligenza investigativa, noto per la straordinaria capacità che ha nel costruire prove false nei confronti di cittadini sospettati di gesti criminosi, persone che lui, grazie al suo infallibile intuito, ritiene essere colpevoli a prescindere da prove vere, e quindi rinchiude in cella in attesa della confessione.
Regolarmente, poi, essi, essendo colpevoli confesseranno il crimine.
E’ un metodo, quello di Quinlan, illecito ma infallibile, che pur sembrando paradossale, dà, grazie alle confessione dei detenuti, un’immagine vincente della polizia americana californiana.
Ma il messicano Vargas non condivide certi metodi, che sono di fatto completamente fuorilegge e brutali, e perciò si scontra duramente con Quilan, fino al punto di cercare di farlo destituire dall’incarico: con prove registrate dei suoi discorsi fatti imprudentemente in difesa di quei metodi. Lo scontro sarà durissimo e porterà altri morti, sia nel corpo della polizia che fuori. Tutto il sistema fuori legge usato da tempo dalla polizia locale verrà a galla e pubblicato sui media, ciò grazie a Vargas e ai nemici di Quinlan presenti dentro il corpo della polizia.
Il capitano Quinlan passerà alla storia locale come un uomo di grandi capacità professionali e al di sopra della legge. Al di sopra, quando questa, con le previste procedure democratiche e rispetto dei diritti umani, andava a vantaggio di quei delinquenti di cui lui era sicuro della loro colpa.
Anche il colpevole dell’atto terroristico avvenuto all’inizio del film, un messicano legato all’ambiente della droga, su cui Quinlan aveva costruito prove false per incastrarlo, confesserà il suo crimine. E Quinlan diventa, nell’immaginario dell’uomo per bene americano non solo di quella zona, un mito.
Film in bianco e nero di eccezionale potenza suggestiva, magistralmente diretto e interpretato da Orson Welles, Marlene Dietrich, Charlton Heston, Janet Leigt.
Da sottolineare il linguaggio fotografico, che fa ad esempio del “piano sequenza” iniziale di 12 minuti il suo punto di forza, trasmettendo allo spettatore, proprio per l’assenza di montaggio, maggior pulsioni di vero, pulsioni che rafforzano di conseguenza anche le successive emozioni legate al tragico atto terroristico al centro del film.

                                          touchofevillocandina[1]

L’infernale Quinlan, recensione di Biagio Giordanoultima modifica: 2019-04-24T10:38:16+02:00da biagiord
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