Suspiria, 1977, recensione di Biagio Giordano

Suspiria
Horror
Anno: 1977
Regia: Dario Argento
Attori: Jessica Harper, Stefania Casini, Joan Bennett, Alida Valli
Paese: Italia
Durata: 98 min

Susy Benner è una appassionata studentessa di danza classica, un giorno decide di perfezionare le sue qualità artistiche, e lo fa iscrivendosi ad una prestigiosa accademia di danza di Friburgo.
La ragazza fa il suo arrivo in città in una notte tempestosa, dalle atmosfere spettrali, misteriosamente minacciose. E’ come se questo inizio filmico volesse già immettere lo spettatore nel principale binario conduttore del racconto, che si inoltra, come un trenino della paura di un Luna Park, nella casa degli orrori, preannunciando guai in arrivo per i personaggi protagonisti.
Appena giunta nella scuola Susy si trova infatti immersa in un groviglio di strani episodi, tutti violenti, e indecifrabili. All’ingresso incrocia una ragazza, Pat, dallo sguardo spaventato, intenta a lasciare frettolosamente l’edificio: la ragazza urla straziata alcune parole che il rumore del temporale rende incomprensibili.
A Susy stranamente viene anche negato il permesso di entrare a scuola, al che, la ragazza, stupita, si trova costretta a soggiornare in città.
Nel frattempo Pat, che aveva trovato rifugio presso un’amica, anch’essa frequentatrice della scuola, viene massacrata da una oscura figura umana di cui si vede solo il braccio. Il mostro prima gli sbatte ripetutamente il viso contro una finestra, poi gli penetra violentemente un coltello nel corpo e alla fine la impicca facendola precipitare da un grande lucernario di vetro.
Anche la sua amica, accorsa ad aiutarla, rimane uccisa, trapassata da pezzi di cristallo. Il giorno dopo, mentre si indaga sulla morte di Pat, Susy entra nell’accademia di danza, dove fa conoscenza della vicedirettrice Madame Blanche nonché dell’insegnante Miss Tanner. Le vengono presentati inoltre i suoi nuovi compagni di corso, tra cui Sarah e Olga, con i quali dovrà stare in un appartamento in città in attesa che la sua camera venga resa utilizzabile.
Percependo nell’accademia un’atmosfera poco rassicurante, Susy chiede di rimanere nell’appartamento di Olga, anche se, il giorno dopo, la sua camera sarebbe stata pronta.
Poco dopo la ragazza fa un incontro con la cuoca della scuola, una donna dallo sguardo magnetico e penetrante, la quale sembra volerla incantare con uno strano oggetto luccicante: si rivelerà una sorta di ipnosi che le farà perdere, a sorpresa, le forze.
Dopo uno svenimento nel corso di una sessione di danza, un medico prescrive a Susy una cura a base di riposo e vino rosso; la ragazza viene inoltre costretta a prendere alloggio all’interno dell’accademia. Susy diventa amica di Sarah, la cui stanza confina con la sua. Mentre gli studenti si preparano per la cena, una miriade di larve sbucano dal soffitto, e via via precipitano al suolo causando un panico generale.
Con questo film Dario Argento abbandona il genere thriller commisto con l’horror, al quale appartenevano L’uccello dalle piume di cristalli (1970) e Profondo rosso (1975), passando all’horror puro, con risultati eccezionali per la crescita del genere.
Suspiria rimane, per capacità effettuale del linguaggio fotografico, un capolavoro, con una composizione horror sempre ben aderente al suo tema visivo centrale rispecchiante il genere.
Un film dagli effetti visivi credibili intessuti della stessa stoffa dei sogni. Una pellicola dalla figuratività del pauroso rara, favorita da un’ambientazione i cui colori e forme suggeriscono piani di ripresa svariatissimi, tutti efficaci.
Poco benevola sul film quella critica che si ostina a giudicare i film horror sul piano della narrazione cartacea, ignorando praticamente tutto degli effetti artistici che la fotografia può dare.
Biagio Giordanomaxresdefault[1]

Suspiria, 1977, recensione di Biagio Giordanoultima modifica: 2019-10-05T12:12:00+02:00da biagiord
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