Amore infedele, recensione di Biagio Giordano

Amore infedele, di Adrian Lyne con Diane Lane, Richard Gere, Olivier Martinez, anno 2002, produzione Usa, genere drammatico, durata 124 minuti.
Una bella moglie (Diane Lane) che sta vivendo felicemente un’esperienza di madre, a seguito di una caduta si imbatte, in una giornata ventosa, in un giovane libraio (Olivier Martinez). L’uomo, colpito dalla sua bellezza, con la scusa di volerle medicare la ferita procuratasi alla gamba, la invita a salire nel suo appartamento,.
Il libraio, forte della situazione creatasi, cerca di sedurla. Lo fa in un primo momento con dolcezza, per poi, a seguito delle resistenze della donna, reagire alle sue difese con forza e determinazione, fino al punto di portarla, consenziente, ad un abbraccio sensuale. Il piacere da lei provato la induce ad accettare di rivederlo. I due continueranno a frequentarsi regolarmente, senza alcun timore, presi come sono dal loro amore, di entrare anche in locali pubblici.
Un giorno, al bel marito (Richard Gere) ignaro di tutto, arriva una spiata da parte di un dipendente (con cui è in lite per ragioni di lavoro), essa riguarda proprio la relazione extraconiugale di sua moglie. Superato lo stupore e la momentanea incredulità, il marito, attraverso un incarico affidato a un’agenzia investigatrice privata, trova conferma della relazione in corso, provata da foto che non lasciano dubbi di sorta.
Deluso, ma indomito, l’uomo tradito si reca nell’appartamento dell’amante per parlargli, egli vuol cercare di capire come stanno andando sentimentalmente le cose tra i due.
L’amante, lasciatolo imprudentemente entrare in casa, gli dà conferma dell’esistenza di una relazione intensa, e gli fa dunque capire che sua moglie è molto innamorata. Il marito preso atto che il legame tra i due è ancora forte e che prosegue regolarmente, rimane sconvolto, e dopo aver bevuto diversi bicchieri di whisky, viene preso da un raptus omicida che lo porta ad uccidere il rivale con una pesante sfera di vetro.
Per ironia della sorte, il marito, ascoltando la segreteria telefonica in casa dell’amante, scopre che la moglie aveva deciso di troncare la relazione.
Il pesante cadavere viene rinchiuso nel portabagagli e portato dal marito in una discarica, verrà ritrovato giorni dopo dalla polizia, quasi irriconoscibile, semi divorato dai gabbiani.
A causa di un movente con al centro la gelosia, che sembra calzare a pennello proprio per lui, i sospetti della polizia si appuntano tutti sul marito. La moglie verrà a sapere del grave gesto del marito, dopo di ché egli alternerà a momenti di depressione (caratterizzati dal desiderio di consegnarsi alla polizia ed espiare la colpa), a momenti di euforia patologica dominati dall’ottimismo e dal desiderio di fuggire all’estero e cambiare nome.
Il finale del film rimarrà in sospeso, in bilico tra queste due possibilità di scelta, ma con ironia, ossia come se in fondo entrambe avessero uno stesso fine: espiare col carcere duro o con una vita precaria da braccati, una colpa incisa nella coscienza.

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Amore infedele, recensione di Biagio Giordanoultima modifica: 2019-10-26T10:47:34+02:00da biagiord
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