Le vite degli altri, recensione di Biagio Giordano

Le vite degli altri, di Florian Henckel, con Donnersmarck, Ulrich Muhe, anno2006, drammatico, durata138 minuti, paese di produzione Germania.
Fedelissimo al regime comunista e molto dotato nel suo lavoro di spia riguardante la vita dei cittadini, capitano della Stasi (polizia segreta della Germania dell’Est) tiene sotto controllo la casa e le relazioni di un intellettuale molto stimato dal governo, sospettato però di subdola intolleranza verso il regime .
La scoperta da parte del capitano della Stasi di eventi inquietanti e le conseguenze drammatiche che ne seguiranno metteranno a dura prova le coscienze politiche e ideologiche degli entrambi uomini.
Opera filmica i cui contenuti, ben composti, esplosivi, sommergono una forma comunque non banale, bucando lo schermo e avvolgendo di vero lo spettatore che, stremato dalle emozioni, avrà difficoltà a fine film ad alzarsi in tempo dalla poltrona.
Film alieno, straniante, per la seriosità delle atmosfere che lo pervadono, dall’inizio alla fine del racconto, aspetto questo che ci ricorda le caratteristiche di un epoca, quella comunista, generosamente impegnata a costruire un mondo nuovo che però non ne vorrà sapere di lasciare quello vecchio, portando dritto dritto verso le note, tragiche perdite di umanità, come l’elementare diritto di partecipazione alla cosa pubblica del cittadino, e le auspicate libertà dal bisogno a lungo predicate dalle ideologie comuniste all’epoca dominanti.
Biagio Giordano

Le vite degli altri, recensione di Biagio Giordanoultima modifica: 2019-11-25T17:33:00+01:00da biagiord
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