Frankenstein junior, recensione di Biagio Giordano

 Frankenstein junior, di Mel Brooks, con Gene Wilder, Peter Boyle, Marty Feldman, commedia, 1974, Usa, 105 minuti.

Il giovane Frankenstein, neurochirurgo, nipote del famoso scienziato, si reca per questioni di eredità, in Transilvania, nel Castello dove viveva suo nonno, e leggendo i manoscritti con le ricerche scientifiche sulla rianimazione del cervello umano post morte ivi presenti, si ricrede, rispetto ai corsi tenuti all’università, sulla possibilità di trapiantare con successo in un cadavere un cervello umano.

Decide quindi di tentare una rianimazione seguendo gli schemi scientifici lasciatigli in eredità. Frankenstein junior trafuga con l’aiuto dell’assistente Igor un cadavere dal cimitero e lo porta al Castello, dopodiché viene rubato da Igor, per essere innestato, un cervello ben conservato ma abnormale, che si trovava in un laboratorio di scienze umane del posto.

L’esperimento avrà successo, e quello che sembrava un cervello abnormale risulterà in realtà un organo straordinario per potenziali risorse di bontà d’animo, di ricchezza sensuale, di desiderio di amare, cosa che metterà a nudo tutti i pregiudizi di paese e degli scienziati dell’epoca, nei confronti di quel tipo di uomo diverso caratterizzato da un comportamento lontano da ogni malvagità ed egoismo…

Capolavoro di Mel Brooks, che azzecca tutto, fotografia suggestiva e ricca di significanti dall’effetto umoristico, sarcastico, parodistico, capaci di trovare un punto di equilibrio di piacere rassicurante legato al reale grazie al gioco delle allusioni sensuali abitualmente controllate nel civile; inoltre perfetta la guida nella coordinazione degli attori; e una sceneggiatura di grande idoneità al visivo che agevola la traduzione in linguaggio fotografico; nonché per finire da sottolineare un messaggio etico sul diverso ben riuscito capace di suscitare un’efficace risonanza emozionale…

Gene Wilder geniale, altamente professionale, con una potente modulazione degli sguardi, il cui repertorio all’epoca sembrava non avere mai fine, in un periodo della sua vita traboccante di vitalità, gioventù, voglia di studiare ed emergere…

Marty Feldman decisivo nella contribuzione al grande successo del film, grazie al credibile personaggio del servo ironico, autoironico,che alla fin fine, un po’ a sorpresa, risulta un falso umile…

Un film dedicato a tutti i diversi dal carattere molto buono e generoso, normalmente relegati da numerosi componenti della società liberal-tribale nell’abnorme che confina con il patologico…

Biagio Giordano

Frankenstein junior, recensione di Biagio Giordanoultima modifica: 2020-02-18T14:21:23+01:00da biagiord
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