Caccia spietata, recensione di Biagio Giordano

 Caccia spietata (Seraphim Falls) è un film del 2006 diretto da David Von Ancken ed interpretato da Liam Neeson e Pierce Brosnan.

 Ruby Mountains, 1868. La Guerra Civile americana è terminata ma alcuni reparti sparsi degli eserciti non lo sanno, continuano a massacrarsi a vicenda, coinvolgendo con cinismo anche quelle donne e bambini che si trovano ignari nel teatro dello scontro.

Numerose saranno in seguito le vendette personali. Il film ne sceglie una tra tante. Si tratta dell’ex militare sudista Carver (Liam Neeson) che, con un piccolo gruppo di uomini, dà la caccia al nordista ex ufficiale Gideon (Pierce Brosnam), responsabile, a guerra appena terminata, della morte di sua moglie e della figlia piccola.

  Gideon fugge nei boschi innevati, ma il gruppo inseguitore non lo  vuole uccidere, perché Carver ha intenzione, una volta preso prigioniero Gideon, di umiliarlo raccontandogli tutti i dettagli della strage di cui è responsabile. Dopodiché ammazzarlo.

Gideon viene colpito a un braccio ma riesce a fuggire nonché a togliersi la pallottola usando il suo pesante coltello. Eviterà complicazioni   disinfettando  col fuoco la ferita.

Con l’astuzia da sopravvivenza acquisita nell’esercito Gideon riesce ad evitare diversi accerchiamenti e a uccidere anche due uomini del gruppo mercenario di Carver.

Verrà inevitabile la resa dei conti, nel finale, degna dei migliori film western del cinema, ma senza spettacolo, bensì con una sorpresa dal contenuto etico, del tutto inaspettata, che funzionerà  alla grande: rilasciando allo spettatore e ai critici stessi di cinema intense emozioni.

I due uomini sono soli, a terra, molto provati, uno di fronte all’altro, si fronteggiano duramente con le ultime forze che restano loro: con odio Carver, con senso di colpa Gideon (che cerca solo di liberarsi dell’inseguitore per essere lasciato in pace).

 Carver è ferito, Gideon non vuole ucciderlo anche se a quel punto gli farebbe comodo per togliersi dalla  vita un nemico divenuto irriducibile. Carver non supplica  Gideon  di farlo rimanere in vita, bensì continua a insultarlo con tutte le forze rimastegli, ricordandogli i misfatti di sangue di cui rimane unico responsabile. Si susseguono nella  mente di Gideon (che ha la pistola in mano), come lampi, diversi pensieri, che finiscono poi per lasciar posto a una decisione univoca, inaspettata anche per lui, consistente nel cedere allo sguardo di dolore di Carver (divenuto ormai, in pieno deserto, una maschera di sangue e pelle sfatta disidratata), e dargli soddisfazione.

 L’assassino Gideon consegna dunque la pistola a Carver dicendogli di ucciderlo, Carver è indeciso, non sa  più a quel punto se premere il grilletto sia necessario, finché arriva ad aver chiaro che sparare non ha più senso.

Egli infatti ha tratto soddisfazione dal nobile gesto di Gideon, disposto a farsi uccidere per i misfatti compiuti. L’odio verso di lui  dunque  è andato via via spegnendosi, per lasciar  posto  a una serenità senza confini che lo accompagnerà dolcemente verso la morte imminente …

Western etico,  anomalo, di struggente bellezza…

Biagio Giordano

Caccia spietata, recensione di Biagio Giordanoultima modifica: 2020-02-25T18:10:55+01:00da biagiord
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