Il terzo uomo, recensione di Biagio Giordano

 Il terzo uomo (The Third Man) è un film del 1949, diretto da Carol Reed. Film di spionaggio, di alta scuola cinematografica. Con Orson Welles, Joseph Cotten, Alida Valli, paese di produzione Gran Bretagna/Usa, durata 104 minuti, Palma d’oro a Cannes, pellicola in bianco e nero.

 1945. Il racconto si svolge nella Vienna di fine guerra, una città molto provata dagli eventi ma ancora fiduciosa nell’avvenire, essa è divisa in quattro zone, occupate militarmente dagli Stati Uniti, Francia Russia, Inghilterra, tutte nazioni alleatesi nella guerra. Gli episodi che vivacizzano il racconto si susseguono nella zona internazionale  della città di libera circolazione.

Holly Martins (Joseph Cotten), è uno scrittore americano di romanzi d’avventura,  noto anche a Vienna, attraversa economicamente un difficile momento, e giunge in città su invito del’amico del cuore Harry Lime (Orson Welles) che gli ha pagato anche  i biglietti aerei.

Arrivato in Albergo  Holly apprende che Harry è appena morto in un incidente stradale. Lo scrittore americano, molto amareggiato dalla notizia,  partecipa al funerale. Durante il rito funebre è attratto dal bellissimo viso di una donna misteriosa e assai elegante,  di nome Anna Schmidt (Alida Valli), che si guadagna da vivere lavorando in una compagnia teatrale viennese.

Presentandosi come un amico di vecchia data di Harry, Holly riesce a instaurare con  Anna un dialogo di fiducia, da cui emerge che la donna era l’amante di Harry.

Holly è anche sotto sorveglianza da parte della polizia inglese, per problemi di sicurezza internazionale, viene interrogato dal maggiore  Calloway (Trevor Howard), sul tipo di rapporti che intratteneva con Harry, Holly ha parole di stima per   Harry che considerava un vero e proprio amico, al che il maggiore si precipita subito a dirgli che il  suo caro defunto non meritava alcuna stima, né rispetto, ciò nemmeno nel ricordo funebre che normalmente lo esige. Harry era  un incallito criminale, responsabile della morte e della sofferenza di molte persone. Calloway  in seguito riuscirà anche a dimostrare ad Holly quanto di sconcertante appena affermato.

Holly, stupito, ma più che mai deciso a scoprire certe oscure verità che ruotano intorno alla morte di Harry, fa, freddamente, indagini personali precise su come possa essere avvenuto quel tragico incidente. Holly ritiene infatti la relazione stilata dal maggiore Calloway su quei fatti, del tutto contraddittoria rispetto alle testimonianze da lui stesso raccolte.

Harry era dedito al mercato nero della penicillina, molto richiesta all’epoca negli ospedali, che pullulavano di soldati e civili feriti per la guerra. Harry per guadagnare di più rendeva il farmaco inefficiente aggiungendovi sostanze naturali che alteravano le proprietà del medicinale. La polizia da tempo dava perciò la caccia ad Harry che però riusciva a nascondersi con grande abilità  tra una zona e l’altra della città.

 Calloway porterà Holly a visitare  uno ospedale di Vienna dove giacevano i pazienti curati con la penicillina alterata di Harry,  la scena apparirà subito straziante: le condizioni in cui si erano ridotti i pazienti sconvolgeranno per sempre la mente di Holly, il cui comportamento da quel momento sembra animato da importanti nuove decisioni prese. Tra queste una in particolare: non si farà più scrupolo di confessare ad Anna  il suo amore per lei,  inutilmente, tanto era grande l’amore per Harry  da parte della donna.

A un certo punto il film va incontro clamorosamente a una svolta. Una sera, nei pressi della abitazione di Anna, Holly intravede tra il luccichio di un umido marciapiede, il gatto della donna, l’animale si dirige verso un portone nelle vicinanze per poi andare a strofinarsi, al suo interno, ai piedi di un uomo.

Con grande stupore, alla luce di una finestra appena apertasi, Holly incrocia per qualche istante lo sguardo di Harry, sono attimi che l’incredulità fa credere siano eterni. Harry dopo quel bagliore di visi incrociati fugge verso la zona russa. Holly avvisa il maggiore Calloway della straordinaria apparizione e si dichiara pronto a collaborare per la cattura di quello che ormai considera non più un amico ma un cinico criminale antisociale.

A quel punto alla  polizia non resta che riesumare il cadavere di chi si trova nella tomba attribuita ad Harry. Essa scoprirà esserci, come si temeva, un altro corpo, precisamente quello dell’ infermiere che insieme ad  Harry compiva gli illeciti con la penicillina.

I due amici, Holly e Harry si incontreranno. Harry ha ancora fiducia nell’amico americano e accetta su proposta di Holly un appuntamento in un locale pubblico situato nella zona internazionale. Per Harry sarà una trappola ma riesce a fuggire grazie alla  segnalazione all’ultimo momento del pericolo, da parte di Anna che ancora lo amava.

Inizia una caccia all’uomo drammatica, di grande effetto cinematografico, con un lungo e spettacolare inseguimento  tra i cunicoli delle grandi fogne sotterranee della città, con da una parte Harry, più che mai deciso a non farsi prendere, e dall’altra il maggiore Calloway, con i suoi uomini nonché Holly, più che mai intenzionati a eliminare quello che ormai era considerato solo uno sciacallo di guerra.

Splendido finale, amaro ma comprensibile nella sua logica più psicologica ed etica, con Holly e Anna presenti a distanza in un lungo viale alberato, quello del cimitero, con lo scrittore americano fermo ad aspettare l’incrociarsi della donna con il suo sguardo,  nella speranza che lei decidesse di andare a vivere con lui, ma Anna gli passa davanti e prosegue senza neanche  degnarlo di uno sguardo.

Film di grandissimo successo di critica e di pubblico. Con una buona sceneggiatura, ottime recitazioni e regia, e una fotografia che interpreta visivamente la sceneggiatura in modo egregio conferendogli nella sua messa in pratica un’atmosfera originale, giusta rispetto ai contenuti, ossia, capace di creare suggestioni in bianco e nero innovative che contribuiscono ad elevare l’intensità  drammatica delle scene previste.

Protagonista del linguaggio visivo è il gioco espressionista delle ombre, spesso sproporzionate, ottenute girando con l’obiettivo inclinato e un grand’angolo speciale.  Da sottolineare, anche, le luci artificiali delle strade della città, che si riflettono sull’asfalto e i marciapiedi  inumiditi, conferendo all’ambiente aspetti figurativi dai toni inquietanti o angoscianti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il terzo uomo, recensione di Biagio Giordanoultima modifica: 2020-02-29T13:52:01+01:00da biagiord
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